Storia dell'Arte tra Simbolo e Mito

Arte e Mitologia

Arte e Mitologia - Gustav Klimt - Atena
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prima parte - Definizione di Arte Sacra

 

Possiamo definire un'arte sacra quando il suo linguaggio formale riflette la visione spirituale propria di una data religione.

Pertanto dobbiamo distinguerla dall'arte religiosa.

Questa dal punto di vista dello stile non si distingue dall'arte profana della stessa epoca e il suo soggetto religioso e i sentimenti di devozione che evoca non bastano a darle un carattere sacro.

Ogni arte sacra si fonda sul simbolismo delle forme.

Il simbolo è ciò che esprime.

La validità spirituale delle forme viene garantita attraverso la tradizione, la trasmissione e l'applicazione di precise regole di lavoro e dei modelli.

Per le civiltà tradizionali l'arte sacra deve imitare l'arte divina, ossia la maniera in cui opera lo spirito divino, trasponendo le sue leggi nell'artigianato.

Per questo in tutte le tradizioni troviamo dei modelli sacri, di origine divina o angelica

.Inoltre l'opera artigianale imita la cosmogonia, ossia la formazione del cosmo dal caos.

Albrecht Durer - Apocalisse

Prendendo in considerazione l'arte cristiana, dobbiamo prima di tutto notare che essa ha costantemente oscillato tra due aspetti:

un'arte sacra, basata su simboli e modelli sacri;

un'arte religiosa che, adottando lo stile del periodo storico in cui veniva elaborata, si faceva tramite di sentimenti religiosi e di devozione.

Quando i primi cristiani sentirono l'esigenza di un'arte figurativa non poterono prescindere dall'eredità artistica greco-romana e questo comportò fin da subito l'oscillazione tra naturalismo e spiritualismo.

Albrecht Durer - Apocalisse Fin da subito convissero manufatti in cui si esprimeva l'esigenza di un'arte sacra con altri in cui i caratteri estetici erano predominanti.

La vera arte sacra cristiana nacque dalla combinazione di due tradizioni:

la tradizione dell' immagine sacra, la "vera icona, non fatta da mano d'uomo", sia del Cristo che della Vergine;

le tradizioni artigianali aventi carattere sacro, i cui metodi di creazione furono veicolo per una saggezza primordiale, attraverso i modelli sacri e le regole lavorative.

Essa pertanto non fu completamente indipendente dalle forme di arte sacra delle religioni che avevano preceduto il cristianesimo, ma possiamo considerarla una loro rielaborazione.


I rapporti tra cristianesimo e le altre religioni dell'impero romano furono ovviamente di contrasto, specialmente quando si passò dalla persecuzione alla sua elevazione a religione di stato nel periodo costantiniano.

Gli apologeti cristiani lottarono contro le religioni pagane concentrandosi soprattutto sul loro politeismo e sull'idolatria.

L'accusa di idolatria ha portato nei secoli a un fraintendimento dei significati dell'immagine d'arte sacra pagana e del rapporto dei fedeli con essa, utilizzando termini greci in modo distorto.

Per il sincero fedele pagano l'immagine della divinità non era un idolo.

"Eidolon" in greco stava a significare un'immagine superficiale, senza profondità, l'ombra, l'immagine riflessa, l'inganno creato dagli dei per confondere gli uomini.

Una delle varianti del mito greco di Elena racconta come a Troia non vi fosse la regina, riparata in Egitto, ma un suo simulacro, un idolo, capace di ingannare greci e troiani.

Neanche il termine icona assumeva nella religione greca carattere sacro.

Per i greci "eikon" rappresentava un simulacro a cui corrisponde un modello, un "paradeigma".

Esso indicava il ritratto di una persona reale, un'immagine storica.

I cristiani adottarono tale termine per indicare quell'opera d'arte sacra, contemporaneamente simbolica e storica, che rappresentava la Vergine o il Cristo.

I prototipi di tale opere erano considerati "non fatti da mano d'uomo" oppure si ricollegavano al ritratto di Maria fatto, secondo la tradizione, da San Luca.

Per il fedele greco l'immagine del dio era un "agalma", parola che indicava la "gioia del dio", un evento che si identificava con la "cosa" che lo suscitava, attraverso la quale andava l'adorazione del fedele per la divinità.

L'arte sacra pagana si identifica perciò con queste rappresentazioni degli dei, da cui essi trasmettevano le loro "gioia" al fedele, che ricambiava con l'adorazione.

Essa era inoltre collegata al mito, poiché era una delle forme di rappresentazione, accanto al racconto, al teatro, alla danza, attraverso le quali si rendevano i fedeli contemporanei ai fatti mitici.

 

In Omero, "mito" ha il significato di "parola", "discorso", "progetto", "macchinazione".

In età classica con "mito" si indicava il "racconto intorno a dei, esseri divini, eroi e discese nell'aldilà" (Platone).

Esso venne contrapposto al "logos", inteso questo come argomentazione razionale che prevede o necessita di una dimostrazione.

Albrecht Durer - Nemesi

Vi è uno stretto rapporto tra mito e religione, anche se la totalità delle credenze e delle dottrine religiose di una cultura non si identifica esclusivamente con il complesso dei suoi miti, ossia con la sua mitologia.

Questa rappresenta la "storia sacra" di una cultura, articolandosi in immagini collegate tra loro in racconti (espressi tramite narrazioni, figurazioni, danze, arte sacra).

I miti possono definirsi "miti delle origini" costituenti una storia coerente e rivelanti come il mondo e l'uomo siano diventati come sono.

Albrecht Durer - Nemesi Essi sono "storie sacre" evocanti la nascita di "qualcosa":

dell'universo e del mondo (cosmogonie),

degli dei (teogonie),

degli uomini (antropogonie),

della struttura della natura (origine delle stagioni, delle fasi lunari, di una specie animale),

delle istituzioni sociali e delle attività umane.

Inoltre rivelano ciò che esseri soprannaturali, eroi civilizzatori e antenati mitici hanno fatto per diventare modelli esemplari per le attività umane e come essi si siano allontanati o scomparsi.

Pertanto si può affermare che la mitologia comprende oltre che l'"inizio" anche la "fine", intesa come manifestazione ultima di esseri soprannaturali, eroi e antenati.

La funzione principale del mito e di rivelare i modelli esemplari delle attività umane e dei riti.

Nelle società arcaiche la conoscenza dei miti permette all'uomo di ripetere quello che gli dei, gli eroi o gli antenati hanno fatto per la prima volta.

Attraverso la narrazione di un mito, un rituale o l'arte sacra, l'uomo ridiventa contemporaneo degli avvenimenti evocati, degli eroi e degli dei. Esso vive il mito nel tempo primordiale in cui l'avvenimento ha avuto luogo per la prima volta.

I miti hanno la capacità di rivelare che il mondo e gli uomini hanno un'origine e una storia soprannaturali ed inoltre esemplari.

 

Uno degli scopi dell'arte sacra è il racconto del mito.

Accanto alla narrazione orale, al teatro e alla danza, le immagini artistiche sono mezzi privilegiati del racconto mitico.

Albrecht Durer - Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo

Sia che essa utilizzi i simboli, sia che utilizzi forme naturalistiche, l'arte sacra propriamente detta riesce ad instaurare la contemporaneità tra l'evento mitico evocato e i fedeli che vi assistono e partecipano.

Essa riesce a portare l'archetipo nel presente del fedele.

Le opere d'arte sacra greche e romane che ci sono giunte sono molto poche.

Tuttavia anche da suppellettili, statue e altri manufatti artistici che raccontano i miti, pur avendo perso la sacralità degli originali, possiamo tentare di capire i rapporti tra arte, mito, simbolo e sacro.

Albrecht Durer - Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo  

Useremo degli esempi provenienti da varie epoche storiche per dimostrare come l'esigenza di racconti mitici che spieghino il cosmo e l'umanità e la necessità di esprimere il sacro con mezzi umani siano una costante anche nella cultura occidentale, nonostante il suo distanziarsi dalla cultura tradizionale per privilegiare la razionalità.

Vedremo perciò come l'arte sacra abbia convissuto con un'arte religiosa e con un'arte profana, instillando in esse attraverso le forme o i racconti rappresentati la nostalgia per un passato archetipico sempre più difficilmente afferrabile dall'"uomo occidentale".

(Testo di Antonietta Zanatta)
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